Valutare l’impatto sociale in base agli sviluppi futuri dei progetti

Accanto al bilancio sociale, tra le novità introdotte dalla Riforma del Terzo settore (2016),  si fa spazio la valutazione di impatto: un concetto tipico dei modelli internazionali (in particolare anglosassoni) che si propone per gli enti del Terzo settore come strumento mirato ad informare gli stakeholder sul valore dei progetti.

L’articolo di approfondimento di Gianluca Salvatori, Segretario Generale di Fondazione Italia Sociale, sul Sole24Ore

La valutazione d’impatto sociale – inserita in una specifica sezione del bilancio sociale – diventa infatti un mezzo di apprendimento e comunicazione che si prefigge di incoraggiare un percorso volto ad agevolare anche i rapporti con le P.A. (che possono prevederla nelle procedure di affidamento). Si apre, quindi, una fase di sperimentazione che se ben condotta può favorire lo sviluppo del Terzo settore piuttosto che trasformarsi in una onerosa obbligo.

L’origine della misurazione dell’impatto sociale trova le origini nella filantropia strategica. Nasce dall’esigenza di rendere l’attività filantropica meno dipendente dalla volubilità del filantropo e più ancorata ad una solida analisi dei bisogni. In un certo senso è la conseguenza del processo di professionalizzazione delle grandi fondazioni filantropiche, in particolare americane, motivato dalla necessità di dare maggiore continuità alle attività, con una visione sistemica e non contingente o occasionale.

Principale caratteristica delle metriche di valutazione d’impatto è infatti la scala temporale. Non si guarda ai risultati immediati bensì alla capacità che un progetto è in grado di produrre. In altre parole, non si contano i singoli output di un’attività quanto piuttosto l’effetto duraturo che un intervento è in grado di realizzare. Ad esempio se il progetto riguarda la povertà educativa non si misurano le ore di lezione erogate o i singoli strumenti di apprendimento messi a disposizione, ma il successo ottenuto nei percorsi di vita in termini di continuazione degli studi ai livelli superiori e di accesso a posizioni lavorative ben retribuite.

La valutazione dell’impatto sociale nasce quindi con un’ambizione molto alta specie quando la valutazione pretende di misurare gli esiti di progetti di breve durata, con finanziamenti short-term, mentre i tempi necessari per produrre cambiamenti sostanziali non possono che essere medio-lunghi.

Questa tensione si è amplificata quando la misurazione d’impatto da strumento per valutare l’efficacia dei grant della filantropia strategica è divenuta la richiesta sottostante ad ogni finanziamento, pubblico o privato, in particolare nelle forme dell’impact investing. Con il rischio di portare con sé forme di rigidità correlate a metriche concepite solo nella prospettiva dei finanziatori.

In questo quadro, il processo di riforma ha tenuto conto del dibattito in corso cercando di evitare posizioni ingessanti. Sul punto, è bene evidenziare come proprio le linee guida approvate dal Ministero del lavoro con decreto del 23 luglio 2019 mediano tra il punto di vista dell’investitore e quello delle organizzazioni beneficiarie, aderendo all’idea che la misurazione d’impatto serva allo sviluppo delle organizzazioni, incoraggiando forme di autoapprendimento, anziché solo alle esigenze di chi finanzia.s24_21agosto_2020_valutazione_impatto_sociale_gs.pdf

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