Uscire dai confini, investire in risorse e in progetti: si riparta da qui | Gianluca Salvatori su Corriere Buone Notizie

Uscire dai confini - Gianluca Salvatori su Corriere Buone Notizie

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Milano, 23 marzo 2021

Il Terzo settore è in quanto tale un fattore di continua innovazione. Affermazione forse audace se si crede che la misura dell’innovazione sia il tasso di digitalizzazione o di aggiornamento tecnologico. Diversa è la prospettiva quando invece l’essere innovativi è inteso come il risultato di un processo per soddisfare un bisogno attraverso nuove soluzioni, più vantaggiose o efficaci rispetto alle precedenti, adatte a tradursi in pratiche reali e diffuse. Che è, appunto, quanto il Terzo settore ha sempre fatto e continua a fare. Distinguendosi non solo per la capacità di leggere i nuovi bisogni sociali e di reagire creativamente – con servizi e interventi adeguati a richieste sempre più complesse e articolate – ma anche di andarsi a cercare attivamente le risorse economiche necessarie per soddisfarli. Con un misto di risorse pubbliche, filantropiche e di mercato.

Per dirla altrimenti, il non profit si è trovato schierato sul lato dell’«innovazione aperta» prima ancora che questa fosse riconosciuta come il nuovo paradigma da seguire. E ciò perché il confine tra produttori e utilizzatori di soluzioni innovative si è assottigliato: gli agenti di innovazione, non sono più, come nel passato, una categoria ristretta di addetti ai lavori, impegnati sul fronte della ricerca scientifica e tecnologica. La complessità dei problemi da affrontare richiede sempre di più la partecipazione di una molteplicità di competenze teoriche e pratiche, e i processi con cui vengono fatte emergere nuove soluzioni si basano su meccanismi di sperimentazione che perlopiù si svolgono fuori dai laboratori e all’interno di contesti di vita reali.

Nessuna componente della vita sociale è estranea al percorso dell’innovazione: centri di ricerca, imprese, utenti e consumatori, istituzioni pubbliche e Terzo settore. Una volta chiarito che l’innovazione non è per nulla estranea al mondo non profit (spesso assai più attivo del settore pubblico e di quello privato tradizionale) dalla ricerca realizzata da Fondazione Italia Sociale in collaborazione con Deloitte Private e Techsoup (analizzata qui a fianco, ndr) emerge anche dell’altro. Dinanzi a bisogni sempre più diversi e complessi – ed in crescita quantitativa, visto che in molti ambiti l’offerta pubblica e quella profit non riescono a stare al passo con le nuove domande sociali – al Terzo settore non basta più procedere a piccoli passi, con progressioni incrementali. Occorre che le organizzazioni di Terzo settore apprendano ad emanciparsi da pratiche di innovazione troppo contestualizzate e individuali per incoraggiare invece una maggiore circolazione, anche fuori dal proprio ambito ristretto. Serve impegnarsi in partnership meno endogamiche, uscendo dai confini protetti che si è abituati a frequentare. Va incrementata l’interazione tra diversi, anche tra loro distanti, valorizzando gli apporti di soggetti e ambienti con origini e caratteristiche non omogenee. E va fatta crescere la capacità di investimento, in chiave strategica, tanto in risorse umane quanto in progetti innovativi. Ma la base c’è, ed è solida.

“Uscire dai confini, investire in risorse: si riparta da qui”, commenta Gianluca Salvatori, segretario generale di Fondazione Italia Sociale. “Una volta chiarito che l’innovazione non è per nulla estranea al mondo non profit (spesso assai più attivo del settore pubblico e di quello privato tradizionale) emerge anche dell’altro. Dinanzi a bisogni sempre più diversi e complessi, occorre che le organizzazioni di Terzo settore apprendano ad emanciparsi da pratiche di innovazione troppo contestualizzate e individuali per incoraggiare invece una maggiore circolazione, anche fuori dal proprio ambito ristretto. Serve impegnarsi in partnership meno endogamiche, uscendo dai confini protetti che si è abituati a frequentare. Va incrementata l’interazione tra diversi, anche tra loro distanti, valorizzando gli apporti di soggetti e ambienti con origini e caratteristiche non omogenee. E va fatta crescere la capacità di investimento, in chiave strategica, tanto in risorse umane quanto in progetti innovativi. Ma la base c’è, ed è solida.”

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