Successioni e tasse, una riforma equa per «orientare» le ricchezze

Una tassazione delle successioni più equa che al contempo favorisca i lasciti solidali in favore degli enti di Terzo settore: questo l’obiettivo della proposta di legge avanzata dalla Fondazione Italia Sociale. Ne parla Gianluca Salvatori, Segretario Generale di Fondazione Italia Sociale, tra le pagine di Corriere Buone Notizie

L’Italia è uno dei Paesi con le imposte più basse sulle eredità. Per avere un’idea, in Francia, Regno Unito e Stati Uniti la percentuale massima d’imposizione arriva fino al 45-50%. Mentre in Italia la percentuale massima è l’8% con una franchigia per i parenti più prossimi di un milione di euro. L’Italia oltretutto è tra i Paesi in cui le famiglie detengono uno dei più alti volumi di ricchezza privata, con quasi 9.500 miliardi tra beni mobili e immobili. Eppure le disuguaglianze sono in costante aumento: il 20% più ricco possiede oltre il 65% della ricchezza e le disparità si concentrano soprattutto tra generazioni diverse. Se poi si considera che, per la crisi della natalità, un quinto della popolazione italiana nei prossimi dieci anni non avrà discendenti diretti – con patrimoni senza eredi oltre i 100 miliardi di euro – dovrebbe essere fuori discussione la necessità di interventi per correggere la tendenza alla concentrazione della ricchezza, in direzione di un riequilibrio tra reddito e rendita.

Prima di far scattare il pregiudizio antitasse è bene chiarire che la proposta non tocca i diritti dei parenti più prossimi. La modifica suggerita da Fondazione Italia Sociale interviene sui gradi di parentela più distanti rispetto all’asse principale (dal quarto al sesto), lasciando invariato l’attuale regime per i parenti diretti. Dalle aliquote oggi vigenti, comprese tra il 4 e l’8 per cento, si passerebbe ad aliquote maggiormente differenziate (20%, 30% e 40%), in funzione del valore di quanto trasferito e della distanza dall’asse di parentela diretta, fino a una aliquota massima del 40% nel caso di trasferimento a favore di soggetti non legati da rapporti di parentela. La vera novità della proposta consiste nel meccanismo per incentivare i lasciti solidali al Terzo settore. L’elemento aggiuntivo della proposta prevede infatti che il differenziale tra le nuove aliquote e l’aliquota previgente dell’8% possa essere destinato direttamente agli enti del Terzo settore. Il funzionamento ricorda il 5×1000: il donatore potrebbe infatti indicare nel testamento una organizzazione senza scopo di lucro alla quale destinare la differenza di imposta (che in ogni caso dovrebbe pagare) compresa tra vecchia e nuova aliquota. In mancanza di espressa indicazione, il suddetto differenziale verrebbe destinato a un fondo gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali finalizzato a interventi a favore degli enti del Terzo settore. Favorire la destinazione di risorse private a scopi sociali – in particolare da parte di soggetti senza eredi – è una misura semplice, equa e lungimirante. In altri Paesi ha dimostrato di funzionare bene, diventando un efficace canale di finanziamento del Terzo settore. L’importanza che i lasciti testamentari rivestono nei bilanci delle organizzazioni non profit è lì a dimostrarlo: ne discuteremo nello studio che presenteremo nel webinar del 15 settembre (per il rapporto e la proposta di legge www.fondazioneitaliasociale.it).

Gianluca Salvatori

Segretario Generale Fondazione Italia SocialeSuccessioni e tasse, una riforma equa per «orientare» le ricchezze

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