FAQ - Donor Fund

Le domande che ci fanno più spesso

Dipende dal tipo di operatività richiesta e dall’ammontare del patrimonio donato. È previsto un contributo una tantum di set-up all’istituzione del fondo, e poi un contributo annuale sull’importo residuo dello stesso.

In linea generale, è previsto un contributo una tantum fino al 3% massimo su ciascuna donazione in entrata e un contributo annuale fino a al 2% massimo sul patrimonio residuo.

Per consentire l’impostazione di un progetto filantropico di medio-lungo periodo, si suggerisce l’istituzione di un fondo con patrimoni da 500.000 euro in su.

Sì, anche se per esigenze gestionali è preferibile un patrimonio liquido.

Il fondo è una donazione, pertanto il donatore si priva di un patrimonio per trasferirlo alla Fondazione. Egli resta comunque coinvolto nella gestione del suo progetto filantropico: attraverso il Comitato di gestione del fondo infatti, è possibile proporre l’attività erogativa, i progetti beneficiari, le linee di investimento che la fondazione può adottare.

Il tempo di aprire un conto corrente apposito, impostare il regolamento del fondo e di firmare l’atto di donazione dal notaio: il fondo è poi subito operativo.

Certamente, e anzi l’istituzione del fondo può rafforzare il rapporto tra banker e cliente.

Certamente, se lo si desidera. Il fondo permette di non esporsi in prima persona nei confronti delle organizzazioni beneficiarie che si vogliono sostenere. In questo modo è possibile erogare con estrema libertà.

Ogni fondo è gestito da un Comitato di gestione che ha il compito di monitorare l’attività della fondazione e di suggerire erogazioni e beneficiari. I membri del Comitato vengono scelti dal donatore e possono coinvolgere parenti, amici, professionisti di fiducia.

È inoltre possibile impostare un fondo aperto, in cui possano convogliare successive donazioni da parte di persone vicine alla tematica sociale scelta: con l’incremento del patrimonio il fondo aumenterà la portata della propria attività erogativa.